Love, Death and Robots 2 – Bella, ma corta

Nel 2019, Netflix lanciava uno dei suoi progetti più riusciti: la serie antologica Love, Death + Robots, prodotta da David Fincher (sì, proprio lui) e Tim Miller. Un tuffo nella fantascienza, attraverso 18 cortometraggi rigorosamente in animazione – 2D e 3D – che lasciavano i creativi di tutto il mondo a briglia sciolta (e noi a bocca aperta).

Robot-turisti, alieni-ragno, artisti alla ricerca di sé stessi, spiriti-volpe. E poi sesso, violenza, morte, come promesso dal titolo… La prima serie aveva avuto il merito di stupire gli spettatori con temi maturi e soprattutto con una CGI strabiliante e spesso realistica, molto lontana dai bambolotti occhiuti a cui ci ha abituato il sodalizio Disney-Pixar.

Neanche a dire che la prima serie ha avuto un grandissimo successo, grazie anche alla durata ridotta delle puntate, perfette per una visione “sbocconcellata” dopo una stressante giornata di lavoro. Si respirava la fantascienza, quella nuda e cruda, irresistibile nella sua verosimiglianza improbabile.

A due anni di distanza, Netflix ci riprova con la seconda stagione: 8 episodi freschi freschi da guardare tutto d’un fiato. Che cosa è cambiato e che cosa no? Meglio la prima o meglio la seconda? Ecco cosa ne penso!

Cosa funziona

Funziona la direzione artistica. Perché diciamoci la verità: Pixar sforna autentici capolavori, ma credo che un po’ tutti si siano stancati della sua egemonia. Sembra che nessun altro studio produca animazione di rilievo e, se anche lo facesse, non troverebbe una distribuzione decente nei cinema. Senza considera poi che lo stile della casa di produzione californiana cambia col contagocce e ormai ha raggiunto una sua stabilità, quasi un ferreo canone. Difficile aspettarsi sorprese o qualcuno con il coraggio di infrangerlo.

Netflix per fortuna osa e ci regala 8 storie realizzate da otto studi di animazione diversi. Ogni singolo episodio ha il suo carattere, il suo stile, ed è affascinante vedere come ogni team abbia scelto di rappresentare la propria storia. Si va dai disegni grotteschi ad una CGI così realistica da far impallidire. Mi riferisco soprattutto a Snow nel Deserto – che omaggia palesemente le atmosfere di The Mandalorian.

A funzionare sono proprio la atmosfere dei singoli racconti. Mentre la prima serie ci regalava qualche sprazzo di ironia colorata, qui i toni sono molto più cupi e a tratti horror. C’è il tono distopico di Pop Squad, quello esistenziale de Il Gigante Affogato, quello fanta-thriller de La cabina di sopravvivenza, che sembra uscito dalla cinepresa di un Ridley Scott dei bei tempi andati. Poca humour e molto dark, dunque, con qualche punta Lovecraftiana che non guasta mai.

Già solo per questo la serie meriterebbe di essere guardata. E il resto?

Cosa non funziona

Le trame. A differenza della prima serie, questi (pochi) episodi osano poco in termini di storie. I personaggi sono poco approfonditi. La narrazione è sbrigativa. Il finale, a volte, sembra tagliato con l’accetta. Mi riferisco soprattutto ai finali di Pop Squad, La cabina di sopravvivenza e Snow nel Deserto. Sembra quasi di trovarsi davanti alle puntate pilota di una serie che però non prenderà mai il volo. Un’occasione persa, dunque, ma solo a metà. Non si tratta assolutamente di un prodotto di basso livello, anzi. Love, Death & Robots 2 vi coinvolgerà, vi emozionerà, vi spaventerà, vi commuoverà, anche. Chi ama la fantascienza o semplicemente adora le storie coinvolgenti troverà comunque pane per i propri denti, oltre che un team di artisti digitali davvero in grande forma.

Peccato solo per quel retrogusto amaro tipico di un prodotto che poteva essere rifinito meglio.

Il mio episodio preferito?

Credo che gli episodi migliori di entrambi le serie siano quelli che si stacchino dai cliché e ci permettano di ragionare sull’essenza umana, sulla nostra vita, sui sentimenti che ci rendono ciò che siamo. Nella prima serie era stato Zima Blue a giudicarsi la statuetta della puntata più profonda e mindblowing. Qui il premio spetta a Il Gigante Affogato, scritta e diretta da Tim Miller in persona. Il ritrovamento di un gigantesco cadavere porta il protagonista – un ricercatore – a farsi domande su quale sia il senso della vita, mentre il corpo del colosso viene divorato dalle intemperie e dall’avidità dei passanti che riducono il mostro a dispensatore gratuito di “gadget organici”.

Cosa mi aspetto dalla terza serie, già annunciata per il 2022? Mi aspetto trame più autoconclusive e un livello di scrittura più solido. Il resto, spacca di brutto.

Il mio nuv(ol)oto.

3 risposte a "Love, Death and Robots 2 – Bella, ma corta"

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